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Il presidente del Consiglio Abate ricorda Fausto Tarsitano
Pubblicato in data 25-02-2009
In rappresentanza del Consiglio comunale che presiedo, poche parole, in un momento triste per tutta
Forse sarebbe preferibile un dignitoso silenzio alle tante parole che si pronunciano in simili circostanze. Perché il silenzio ha una propria dignità.
E tuttavia, oggi, questa nostra Comunità si ritrova unita attorno alla famiglia Tarsitano, per dire grazie all’amico Fausto; e per ricordarne, con semplicità, la straordinaria testimonianza di vita, modello ed esempio per le nuove generazioni.
E quantunque il tempo stemperi ricordi ed emozioni, la memoria storica resta; la memoria del tuo impegno avrà una traccia indelebile nelle nostre menti e nei nostri cuori.
Dicevo, quanto sono tristi queste circostanze!
Nulla più della morte è tanto materiale e insieme immateriale. Nulla coinvolge in maniera tanto estrema gli uomini sul piano più diretto, che è quello corporeo, e, contemporaneamente, li esclude da una diretta partecipazione. Nulla è più impietosamente oggettivo nella propria manifestazione, ma anche liberamente soggettivo nell’interpretazione. Per questo la morte è un così grande enigma. Questo è il suo grande mistero. Essere parte della vita e insieme altro da essa, essere un evento totale per l’uomo che la vive, l’uomo che muore, senza poter essere per questo chiamata da lui esperienza, e come tale, come tutte le esperienze, elaborata, compresa, superata, raccontata.
La morte non è niente, perché quando ci siamo noi non c’è lei, e quando c’è lei non ci siamo più.
Eppure essa è un evento che ci tocca: la morte di un amico, di un parente, di un sogno, di un amore, di un’epoca, di un fratello.
Diviene difficile accoglierne il mistero: essa genera e raccoglie lacrime e paure, speranze e preghiere umane da sempre, come una grande domanda a cui le umane risposte non hanno mai risposto per davvero. Di fatto, noi uomini sulla morte non sappiamo nulla; ipotizziamo con la mente, gemiamo con il cuore, sentenziamo con la scienza, crediamo con la fede, ma non sappiamo. Possiamo chiamarla niente o tutto, semplice fine o luminoso inizio, possiamo evitare di pensarci, con sbrigativo fatalismo, possiamo studiarla come fenomeno fisico o psicologico, possiamo sfidarla o temerla, ma continuiamo a non sapere cos’è e perché lo è.
Oggi stiamo vivendo e condividendo un’esperienza, anche se di perdita, di dolore e di nostalgia. E per il solo fatto di essere qui, stiamo anche creando coscienza. Non una coscienza oggettiva, non una coscienza soggettiva, ma una coscienza universale che ci trascende, che ci comprende, che ci responsabilizza sempre più. Offriamole pure le nostre lacrime in sacrificio, per rendere sacro l’esistere di questo momento.
Lo facciamo attraverso il ricordo, semplice e caro, di Fausto.
Il cuore si stringe e, tuttavia, trova conforto.
Ci mancherai, Fausto! Ma, principalmente, mancherai alla Signora Maria ed a Massimiliano, a Luigi, Tonino e Clara, ai tuoi nipoti.
In questo momento, che è di riflessione, dobbiamo avere la forza di dare alla riflessione stessa una valenza dinamica; un dinamismo che ci proietti nel futuro, che ci aiuti a guardare al futuro ed a viverlo, mai distogliendo la mente dai tuoi insegnamenti di valore universale.
Grazie Fausto!